Umani ormai poco umani

“L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”. Così recita l’epigrafe della facciata del Teatro Massimo di Palermo, attribuita probabilmente a Camillo Finocchiaro Aprile. Come un ponte congiunge due lembi di terra sennò sconosciuti l’un l’altro, così l’arte lega l’uomo alla vera realizzazione di se stesso, necessaria al pieno sviluppo della società e dello Stato, per garantire un esistenza piacevole e libera. Ma nel mondo moderno è ancora possibile parlare di arte? È necessario essere artisti? L’uomo è realmente in una fase di evoluzione?

È importante identificare l’arte come fautrice della civiltà civile odierna. Nella preistoria le tribù nomadi per ricordare e celebrare una battuta di caccia usavano tingersi il palmo delle mani con colori tratti dal mondo naturale e dipingere le pareti interne delle grotte in cui avevano trovato rifugio con effigi di animali e di cacciatori. Dall’invenzione della scrittura, avvenuta nel 2000 a.C., cominciarono a svilupparsi moltissime altre espressioni artistiche. Nacquero le prime forme di letteratura: da semplici annotazioni su delle tavolette d’argilla, all’epopea di Gilgamesh, per giungere poi ad Omero, Virgilio, le tre corone fiorentine, Ariosto, Tasso, Shakespeare, Goldoni, Manzoni, Leopardi. L’architettura: partendo dal sito di Stonehenge per arrivare fino alla Fallingwater di Frank Llyod Wright, passando per il Partenone realizzato da Fidia, il Colosseo voluto da Vespasiano, la Basilica di Santa Sofia a Istanbul, Santa Maria del Fiore a Firenze realizzata da Brunelleschi, la Sagrada Familia a Barcellona, le opere di Antoni Gaudí. L’arte quindi è come se fungesse da tramite per legare mondi, secoli e culture altrimenti ignoti, raccontando attraverso i sensi la storia dell’intera umanità. Tuttavia con l’avvento del concetto moderno di consumismo, l’arte viene mutata in marketing puro. Non esistono più momenti di riflessione, attesa, noia, difficoltà. Ovidio nell’ars amatoria scrive: “Ingenium mala saepe movent” ovvero “ Spesso le avversità stimolano l’ingegno”. Sottolineando come spesso dalle situazioni complesse e avverse possano nascere le più grandi opere d’arte. Pare impossibile quindi trovare anche solo un collegamento con il mondo moderno, come se questo fosse caratterizzato in qualche modo da una corsa continua e frenetica verso il non essere, come se fosse un luogo dove non esiste riflessione, attesa, noia, tra poco anche le difficoltà, tra poco anche i rapporti umani, tra poco anche l’arte.

Diverse moltitudini suppongono tuttavia che queste opere d’arte siano solamente <<roba antica>>, alla quale non ci si deve attenere perché vecchia, noiosa e anacronistica. Ritengono che la nuova arte sia facilmente riconducibile allo spettacolo, al cinema, alla televisione, alla tecnologia, al progresso della robotica, al Metaverso. Viene ammirato di più uno spettacolo televisivo rispetto ad un’opera d’arte, si passa più tempo davanti a un talk show o a un film che davanti una poesia o ad un quadro di Caspar David Friedrich, perché giustamente sono cose ferme e inutili.

Il 27 maggio 1981 Italo Calvino venne invitato al programma televisivo della Rai “ Vent’anni al 2000” e venne intervistato da Alberto Sinigaglia. Quando questi gli chiese di indicare tre chiavi per affrontare il nuovo millennio Calvino rispose con una lentezza emblematica: << imparare poesie a memoria [...] sapendo che da un momento all’altro tutto quello che abbiamo potrebbe sparire in una nuvola di fumo>>. La riflessione di Calvino confuta del tutto le tesi delle moltitudini, rimarcando il valore imprescindibile dell’arte nella vita degli uomini e l’evanescenza di queste forme di arte moderna. È per questo che è bene essere degli artisti. Questi riescono a fuggire il massaggio psichico che i mezzi di comunicazione compiono su di noi. Si è arrivati ad una fase quasi del tutto irreversibile di involuzione della specie, a causa dell’uso di una parte infinitesimale del nostro cervello, sostituito da computer e macchine che creano tutto per noi, persino l’arte.

Fondamentale perciò è l’essere artisti, che significa andare fuori dagli schemi, se gli schemi dovessero essere troppo restrittivi. Bisogna praticare e contemplare l’Arte affinché si comprendano le contraddizioni delle regole imposte dai potenti e andarvi contro disubbidendo per plasmare l’avvenire del mondo e quindi il futuro dell’umanità.


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